«La stampa deve servire i governati, non i governanti»

Stimolati dalla visione della pellicola di Steven Spielberg magistralmente interpretata da Meryl Streep e Tom Hanks, giornalisti italiani ed europei hanno dato vita ad un interessante dibattito trasmesso in diretta su Zoom lunedì 19 gennaio 2021 dalle ore 19:00. Un incontro ospitato da CINEFORUM+ la nuova sala virtuale per vivere il cinema nel tempo della pandemia, che ovviamente ha visto i giornalisti dibattere anche sui temi di stretta attualità, partendo dalla questione piuttosto controversa che li ha visti schierati su opposte posizioni rispetto alla decisione dei maggiori social di censurare il presidente Donald Trump in seguito all’assalto dello United States Capitol di Washington dello scorso 6 gennaio.

Qual è il ruolo dei social nella società dell’informazione? Esistono ancora i cosiddetti “editori puri”? Sopravviverà la carta stampata? Come riusciranno i giornalisti a mantenere il loro fondamentale ruolo di mediatori, che non solo verificano le notizie, proteggono le fonti, ma rappresentano una occasione di approfondimento e riflessione in un mondo dove prevale l’immediatezza e la sintesi?

Nel dibattito al quale sono intervenuti, tra gli altri, il giornalista olandese Maarten van Aalderen del DE TELEGRAAF, François De Labarre di PARIS MATCH, i giornalisti italiani Giuseppe Sanzotta a lungo direttore dello storico quotidiano capitolino IL TEMPO, Roberto della Rovere del CORRIERE DELLA SERA, Laura della Pasqua del settimanale PANORAMAGiorgio Bartolometti che scrive sull’HUFFINGTON POST ed è il segretario generale del Festival della Diplomazia, sono state espresse opinioni molteplici e variegate, con diversi punti di vista, a volte anche contrapposti, ma tutti sono convenuti sull’importanza di stimolare il Parlamento europeo a lavorare per armonizzare le normative comunitarie sulla stampa, proprio la questione centrale dell’azione del Comité Européen des Journalistes che la considera anche una occasione utile per superare i nodi, ancora irrisolti, di ogni singola legislazione, che come è emerso dal dibattito, non sono certo pochi e tantomeno irrilevanti.

Il film di Spielberg, che a tutti è piaciuto davvero molto, narra della più importante e fondamentale vicenda dello scontro tra governo e giornalismo della storia americana, il caso dei “Pentagon Papers” che precedono il decisamente più noto e celebre Scandalo Watergate che portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon, brillantemente trattato in “Tutti gli uomini del presidente” il film di grande successo di Alan J. Pakula del 1976 con Robert Redford e Dustin Hoffman nei panni rispettivamente dei giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein entrambi del Washington Post.

Il Washington Post è infatti protagonista di entrambe le vicende e risulta di tutta evidenza la centralità della figura di Katherine Graham, la prima donna a dirigere una grande casa editrice di un importante quotidiano dopo la morte di suo padre e del marito, la quale riceverà nel 1998 il prestigioso Premio Pulitzer per suo libro di memorie “Personal History”. Magistralmente interpretata dalla Streep, “Kay” come veniva chiamata familiarmente chiamata, annoverava tra le sue amicizie quelle con con John F. Kennedy, la First Lady ed il fratello Bobby, con Lyndon Johnson, Henry Kissinger e frequentava assiduamente proprio Robert McNamara, che quando era stato segretario della difesa degli Stati Uniti aveva promosso lo studio di analisi sulla situazione dell’intervento americano in Vietnam, oltre 7.000 pagine di documenti top secret, i Pentagon Papers appunto che furono oggetto del caso trattato dal film.

I primi articoli uscirono sul New York Times nel giugno del 1971 dopo che l’analista Daniel Ellsberg consegnò le carte che aveva fotocopiato al giornalista Neil Sheehan che pubblicò 134 documenti. Benjamin Bradlee, il direttore del Washington Post incarnato da uno splendido Hanks fece di tutto e riuscì ad entrare in possesso di una copia dei documenti e malgrado forti pressioni e il parere negativo dei legali della casa editrice, ottenne l’appoggio della Graham ed inizio a pubblicare con ampio spazio anche lui.

La reazione del presidente Nixon fu rabbiosa ed ottenne una ingiunzione del Tribunale per far cessare le pubblicazioni ma dopo pochi giorni intervenne la Corte Suprema degli Stati Uniti che annullava l’ingiunzione ponendo forti paletti al governo e rafforzando la libertà di stampa: «Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo». Una sentenza storica che ha alimentato e consolidato il ruolo del giornalismo come watch dog, cane da guardia del potere. 

La Sala Virtuale propone in questi giorni altri due interessanti film legati al mondo del giornalismo da vedere gratuitamente online: “Il caso Spotlight” sulla squadra del Boston Globe che ha svelato scioccanti verità sull’abuso di minori da parte di prelati e “Il Quinto Potere” che narra la storia di Julian Assange e WikiLeaks, la piattaforma che ha pubblicato la più cospicua raccolta di informazioni riservate della storia.